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venerdì 4 settembre 2009

Successo per Videocracy

Grande successo veneziano per il documentario censurato dalla Rai e dalla Fininvest che ricostruisce 30 anni di tv commerciale berlusconiana.

Videocracy, valanga di applausi "Niente da ridere, è un horror film"

Un articolo di CLAUDIA MORGOGLIONE sulla rubrica spettacoli e cultura di Repubblica.

VENEZIA - Un'ovazione finale per il regista, Erik Gandini, e due applausi a scena aperta: il primo nella sequenza in cui Berlusconi dichiara che il 50% del suo tempo lo dedica a migliorare l'immagine internazionale dell'Italia; il secondo quando si vede il famoso video "meno male che Silvio c'è". E' così che il pubblico, quello vero, della Mostra, accoglie la prima proiezione pubblica di "Videocracy", con tanta gente che avrebbe voluto entrare e che rimane invece fuori dalla sala già piena.

Attenzione alle stelle, dunque, per il docufilm - appena sbarcato anche nei cinema - che ricostruisce gli ultimi trent'anni di vita italiana, mostrando come l'impero televisivo del premier abbia plasmato, trasformato, forse devastato il nostro Paese. E molto caldo, ricco di domande e di curiosità, è anche il dibattito che segue, tra gli spettatori e il regista italo-svedese. "L'ho girato - spiega Gandini - perché volevo capire quest'idea così potente, paurosa, che è alla base della tv commerciale made in Italy. La logica surreale, cinica, che ne è alla base. E anche perché in Svezia dell'Italia e di Berlusconi si ride, e volevo dimostrare che non c'è nulla da ridire: e infatti, dopo che lì hanno visto una pellicola, l'hanno definita un horror".

E per compiere questo viaggio nel Belpaese, l'autore sceglie come filo conduttore il racconto di tre personaggi principali: due vincenti, Lele Mora e Fabrizio Corona, e un perdente. Un ragazzo di provincia chiamato Ricky, che spera di lasciare il mestiere di operaio per diventare una star del piccolo schermo. Uno che non si capacita del perché i suoi provini, in cui si esibisce in un mix tra Ricky Martin e arti marziali, non siano finora andati a buon fine. E che ammette candidamente di essere pronto a vendere sessualmente il suo corpo, per un film che lo lanciasse come "il Van Damme italiano". Ricky è presente anche alla proiezione e al dibattito di questa sera: "Guardando Videocracy mi è passata la voglia di diventare famoso", dice alla platea, quasi per giustificarsi.

Ma lui è solo un piccolo ingranaggio di una catena, del corto circuito tra politica, potere, informazione, gossip, velinismo, bisogno spasmodico di apparire creato dalla tv commerciale (e quindi berlusconiana). Ben più inquietanti, in questo senso, appaiono Mora e Corona. Personaggi che tutti conosciamo: ma che visti sullo schermo, nei loro habitat naturali, nella loro - diciamo così - normalità, fanno davvero impressione, Mora ad esempio mostra con tranquillità la suoneria fascita sul suo cellulare, al suono di "faccetta nera" e con immagini di croci celtiche e svastiche che si alternano sul display.

Ancora più forte l'impatto di Corona, che si autodefinisce "il Robin Hood moderno, che ruba ai ricchi e tiene tutto per sé". E che compare anche in una lunga e già celebre sequenza di nudo, sotto la doccia: "La scena è nata come idea sua - rivela Gandini - lui decide sempre come esporsi, come apparire".

Malgrado il suo ruolo di protagonista del film, però, qui al Lido Corona preferisce eclissarsi. E resta lontano dalla sala di proiezione, malgrado la sua presenza fosse stata in un primo tempo annunciata.

(4 settembre 2009)

mercoledì 2 settembre 2009

Videocracy




Un articolo su BBC News tradotto da Italia dall'Estero:

La TV di stato italiana rifiuta di trasmettere il trailer di un film in cui compare il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, asserendo che è “offensivo” per la sua reputazione.

Il trailer di Videocracy mostra donne decisamente discinte e statistiche che evidenziano come l’Italia abbia un basso punteggio nella classifica della libertà di stampa e informazione. Il regista Erik Gandini afferma che il proprio lavoro, in uscita in anteprima al Festival del Cinema di Venezia, parla della cultura italiana in generale.

Anche Mediaset, l’azienda di Berlusconi che gestisce i canali della TV privata italiana, si è rifiutata di mostrare il trailer.

La televisione di stato italiana, la RAI, ha affermato nella propria lettera di rifiuto che le immagini nella pubblicità del film alludevano a fatti recenti inerenti la vita privata del Presidente del Consiglio italiano.

Messaggio Politico

Ma Gandini rifiuta le accuse secondo le quali il proprio film parli degli scandali, asserendo che questi hanno fatto notizia dopo che il film era stato completato. Ha dichiarato: “E’ un film sul presente. E’ un film che parla di come è diventata l’Italia dopo tutti questi anni. Ovviamente, Berlusconi è nella storia. In Videocracy - ha aggiunto il regista di origine italiana - la chiave del potere è l’immagine. In Italia, da tre interi decenni, un solo uomo detiene il controllo sull’immagine.

I produttori della Fandango affermano di essere stati informati dalla RAI che lo spot promozionale del film, che mostra anche un Berlusconi sorridente, era un messaggio politico diretto contro il governo.

La RAI ha dichiarato che avrebbe trasmesso le pubblicità del film se fosse stato mostrato anche un punto di vista alternativo. Gandini ha precisato che l’azienda televisiva nazionale - il cui presidente deve essere approvato dal governo - e la Mediaset di Berlusconi, forniscono già l’opinione opposta.

“L’altra sponda possiede sei canali che 24 ore su 24 raccontano l’altra versione della storia - queste le sue parole. “Penso che possano davvero permettersi una discussione riguardante queste cose”.

Mediaset e i tre canali nazionali RAI forniscono il 90% delle trasmissioni in chiaro in Italia.

[Articolo originale "Italy TV bans Berlusconi film ad"]