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mercoledì 27 gennaio 2010

Il senso dello Stato

Dal fatto di oggi.

D’Alema alla prova del Copasir: può dimostrare il “senso dello Stato”

di Marco Lillo

Massimo D’Alema è stato nominato presidente del Copasir, il Comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti, all’unanimità. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni gli ha promesso la sua collaborazione e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai Servizi, Gianni Letta, ha brindato alla sua elezione. Dal canto suo D’Alema, che ieri pareva tornato ai tempi della nefasta Bicamerale delle riforme del 1997, per l’occasione ha rispolverato lo slogan dell’epoca: “Lavorerò con senso dello Stato”. Ecco, se vuole mantenere questa promessa, dovrà abituarsi all’idea di perdere il consenso unanime. Il primo caso all’ordine del giorno è quello del segreto di stato sui processi di Perugia e Milano. Per fermare i pm che volevano incriminare l’ex capo del Sismi Nicolò Pollari e il capo del controspionaggio Marco Mancini per il caso del sequestro Abu Omar e il medesimo Pollari, stavolta in compagnia del fido Pio Pompa, per l’archivio di via Nazionale contenente dossier su giornalisti e magistrati, il premier ha apposto il segreto. Quella decisione però non tutela solo Pollari, Mancini e Pompa ma anche il loro capo, cioè Berlusconi stesso. La legge attuale permette al Copasir di opporsi alla decisione di Berlusconi sollecitando una discussione pubblica e una votazione del Parlamento. Uno scenario
improbabile: il Copasir (guidato dall’opposizione per legge) è stato finora un esempio di politica delle larghe intese alle spalle dei cittadini. Durante la gestione di Francesco Rutelli il Copasir si è occupato con grande generosità della protezione della privacy del premier a Villa Certosa ma non ha mai votato una relazione sullo scandalo di via Nazionale. Si è attardato in audizioni interminabili sui tabulati di Gioacchino Genchi ma ha evitato come la peste Pio Pompa e sodali. Ecco, se D’Alema vuole davvero tutelare l’interesse dello Stato e non quello dei politici e dei loro miseri accordi trasversali, non deve fare molto. Basta chiedere subito tutte le carte della Procura di Perugia che indaga sull’archivio di Pio Pompa e tutte quelle dell’indagine di Milano sul sequestro Abu Omar e sulle relazioni tra Sismi e Telecom. Quelle carte sono in gran parte pubbliche e “Il Fatto Quotidiano” le ha messe a disposizione dei suoi lettori. Vi si legge, per esempio, di una chiara attività di lobby posta in essere dai seguaci del fondatore del San Raffaele, don Luigi Verzé, i cosiddetti “raffaeliani”, per far nominare al vertice del Sismi nel 2001 Nicolò Pollari. Lo scopo, non era quello di lottare contro Osama bin Laden, ma quello più prosaico di fare affari e ottenere finanziamenti pubblici per varie operazioni, alcune delle quali, dopo la nomina di Pollari, poi giunte in porto. I membri del Copasir hanno letto sul nostro quotidiano che in un immobile affittato da don Verzé (come da progetto di Pompa) Nicolò Pollari stabilì un centro del Sismi. E che proprio lì accanto lo stesso Pollari ottenne a prezzo di saldo da don Verzé una bella villa da 24 vani a 500 mila euro. Dal nostro giornale il Copasir ha appreso l’esistenza nelle carte di Perugia dei compensi stratosferici previsti per il politologo americano Edward Luttwak (300 mila euro) e per la società italiana Apri (2 milioni di euro). Il Copasir avrebbe potuto conoscere queste cose da solo, chiedendo gli atti (depositati) ai magistrati di Perugia. Invece non lo ha fatto. Ora che le ha lette sul nostro giornale però può recuperare il tempo perduto. E sarebbe davvero imbarazzante se il Copasir dell’era D’Alema non se ne occupasse. Con senso dello Stato. Ovviamente.

martedì 22 dicembre 2009

Una mano lava l'altra

Dal Fatto di oggi.

BERLUSCONI SALVA POLLARI & POMPA
SEGRETO DI STATO SULLE SCHEDATURE ILLEGALI

di Marco Travaglio

Schedare e spiare giornalisti, magistrati e politici di opposizione è fra le attività “indispensabili alle finalità istituzionali” dei servizi segreti, dunque il reato è coperto dalla “speciale causa di giustificazione” che, secondo la legge 124 del 2007, “si applica quando le condotte sono poste in essere nell’esercizio o a causa di compiti istituzionali dei servizi di informazione per la sicurezza” e “indispensabili e proporzionate al conseguimento degli obiettivi dell’operazione non altrimenti perseguibili”. SEGRETO DI STATO. Insomma l’archivio riservato del Sismi sequestrato il 5 luglio 2006 dalla Digos su mandato della Procura di Milano nell’ufficio segreto di via Nazionale 230 a Roma e gestito dall’analista Pio Pompa, fedelissimo dell’allora direttore Niccolò Pollari, è da ritenersi “autorizzato dal presidente del Consiglio dei ministri”. Il che consente a Pollari e Pompa di rifiutarsi di rispondere al magistrato. Lo ha comunicato lo stesso Silvio Berlusconi due settimane fa alla Procura
di Perugia, che il 27 aprile scorso ha ereditato per competenza da quella di Roma il fascicolo sulle deviazioni del Sismi. Fra i magistrati spiati, infatti, ce n’erano alcuni in servizio nella Capitale. Un mese fa il pm umbro Sergio Sottani ha concluso le indagini e depositato gli atti a disposizione delle parti: un atto chepreludeallerichiestedirinvioa giudizio.Graviiduereaticontestati all’ex direttore e al funzionario: il peculato per aver distratto, appropriandosene e usandole, “somme di denaro, risorse umane e materiali” per fini diversi da quelli istituzionali, come la redazione di “analisi sulle presunte opinioni politiche, sui contatti e sulle iniziative di magistrati, funzionari dello Stato, associazionidimagistratiancheeuropei, giornalisti e parlamentari”; e l’indebita intrusione nella vita privata delle persone schedate, con la “violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza elettronica dell’associazione di magistrati Medel”, l’“accesso abusivo al sistema informatico dell’associazione”, la “violazione della privacy”. Per la seconda imputazione il pm romano aveva chiesto l’archiviazione (prima che il gip e il gup si dichiarassero incompetenti), ma quello di Perugia è di diverso avviso e intende processare Pollari e Pompa anche per quello. Alla notifica degli atti, i due indagati han chiesto di essere interrogati. E, assistiti dagli avvocati Franco Coppi e Titta Madia, hanno opposto il segreto di Stato. Il pm Sottani è caduto dalle nuvole e s’è rivolto a Palazzo Chigi, che per legge è l’unico depositario del top secret, con due distinte richieste per Pollari e per Pompa: ai fini dell’indagine, gli serve sapere chi pagava l’affitto dell’ufficio di via Nazionale, a chi erano intestate le utenze telefoniche e soprattutto chi impartiva le direttive a Pompa e Pollari. Berlusconi ha già risposto per Pollari: tutte le questioni poste sono coperte da segreto di Stato. La risposta per Pompa è attesa per i primi del 2010 e ben difficilmente si discosterà dall’altra. Se ne deduce che lo spionaggio su vasta scala messo in atto dal Sismi a partire dal 2001 contro i supposti nemici non dello Stato, ma di Berlusconi, era autorizzato, se non addirittura ordinato dal secondo governo, il Berlusconi-2. IL PRIMO SALVATAGGIO. Il segreto di Stato (opposto sia dal governo Prodi sia dal governo Berlusconi) ha già salvato Pollari da un altro processo, quello a Milano per il sequestro di Abu Omar, per cui sono stati condannati in primo grado una ventina di agenti e dirigenti della Cia e, per favoreggiamento, Pio Pompa (3 anni) e il giornalista prezzolato Renato Farina, alias “agente Betulla” (ha patteggiato 6 mesi prima di entrare alla Camera come deputato del Pdl). Ora il top secret potrebbe salvare Pollari e Pompa anche nel processo per le schedature ad personam gentilmente offerte al Cavaliere, del quale entrambi sono devotissimi, pur mantenendo eccellenti rapporti anche col centrosinistra, in particolare con l’area dalemiana. Memorabile il fax che Pompa inviò al suo spirito-guida il 21 novembre 2001: “Signor Presidente, sul foglio che ho davanti stento ad affidarmi a frasi di rito per esprimerLe la mia gratitudine nell’aver approvato… ilmioinserimento,qualeconsulente , nello staff del Direttore del Sismi... Sarò, se Lei vorrà, anche il Suo uomo fedele e leale... Desidero averLa come riferimento e esempio ponendomi da subito al lavoro... Avendo quale ispiratore e modello di vita don Luigi Verzé, posso solo parlarLe con il cuore: insieme a don Luigi voglio impegnarmi a fondo, com’è nella tradizione contadina della mia famiglia, nella difesa della Sua straordinaria missione... La Divina Provvidenza mi ha concesso di sperimentare la possibilità di poter lavorare per Lei...”. Ben altri toni, da maccartista anni Cinquanta, quelli usati nelle veline trovate nel suo ufficio. Veline anonime che additavano gli avversari del premier da “disarticolare”, “neutralizzare”, “ridimensionare” e “dissuadere”, anche con “provvedimenti” e “misure traumatiche”. Fra questi, i pm milanesi Bruti Liberati, Boccassini, De Pasquale, Borrelli, Davigo, Taddei, D’Ambrosio, Greco, Ichino, Carnevali, Colombo e Napoleone; i romani Loris D’Ambrosio, Almerighi, Salvi, Cesqui, Sabella; i palermitani Ingroia, Principato, Natoli e l’ex procuratore Caselli; e altri noti magistrati come i fratelli Mancuso, Monetti, Melillo, Perduca, Casson, Lembo, Vaudano, più il francese Barbe e lo spagnolo Garzòn. E poi giornalisti e intellettuali : Furio Colombo, Arlacchi, Flores d’Arcais, Santoro, Ruotolo, Pennarola, Cinquegrani, Giulietti, Serventi Longhi, Giulietto Chiesa, Eric Jozsef, Gomez, Barbacetto e Travaglio; D’Avanzo e Bonini di Repubblica sarebbero addirittura stati pedinati. E ancora, fra gli schedati, l’editore De Benedetti e politici come Violante, Brutti, Veltri, Visco, Leoluca Orlando e Di Pietro. Ora soltanto il Copasir potrebbe ribaltare il segreto di Stato, con una relazione motivata al Parlamento.Ma il candidato più accreditato a presiederlo, dopo le dimissioni di Rutelli, è proprio Massimo D’Alema, che ha sempre molto apprezzato Pollari. L’uomo giusto al posto giusto.
Niccolò Pollari con Claudio Scajola (FOTO ANSA)


domenica 13 settembre 2009

Ecce PD

Ecco a voi direttamente dalla Casa della Cultura: D'Alema!

Ha il coraggio di dire che si è fatto da parte!!!! Per proteggersi dal processo Unipol ha lo scudo del NO del parlamento europeo (cioè dei parlamentari italiani del centro destra e centro sinistra esclusi i soliti di IdV) alla richesta a procedere...e lui si è fatto da parte? Mavalà, mavalà, mavalà!

domenica 23 novembre 2008

D'Alema e le intercettazioni telefoniche

Sulla questione della autorizzazione a procedere per poter utilizzare le intercettazioni telefoniche di D'Alema come materiale per l'accusa nel caso della scalata alla Unipol i politici rispondono sempre e solo picche. L'accusa pubblica di Travaglio ad Annozero non li scalfisce. Anzi si serrano in una difesa della Casta a 360°. Adducendo motivazioni degne di quello squallore che caratterizza i nostri dipendenti pubblici strapagati per fare assenteismo in parlamento.

Riporto la lettera dell'On. Frassoni in risposta a Travaglio e la risposta della redazione di Annozero in risposta a quest'ultima.

Europa e intercettazioni telefoniche la lettera della Frassoni, la risposta di Annozero

Caro Michele,

Marco Travaglio mi ha citato fra i tre deputati italiani che hanno votato a favore della non autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni telefoniche richieste dalla procura della repubblica di Milano. E' vero. E penso anche che la decisione -unanime- della commissione giuridica sia logica e ragionevole e non nasconda nessun intento di proteggere o coprire Massimo D'Alema.La richiesta di autorizzazione a utilizzare l'intercettazioni dovrebbe essere giustificata dal fatto che queste hanno una rilevanza di prova in un procedimento. Il fatto é che secondo la stessa Ordinanza del Giudice delle Indagini Preliminari le fonti di prova esistenti sono già "sufficienti a suffragare l'ipotesi accusatoria a carico di taluni soggetti già per essa indagati", cioè gli stessi terzi intercettati - i quali peraltro sono già stati rinviati a giudizio ed il cui procedimento giudiziario è già in fase avanzata.Quindi da questo punto di vista la richiesta della Procura della Repubblica di Milano è senza oggetto. Insomma, le intercettazioni sono superflue per il procedimento in corso. Se non servono per il procedimento non si vede perché dovrebbero essere pubblicate.Un saluto molto cordiale.

Ciao

Monica Frassoni
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Cara Onorevole Frassoni,

la nostra posizione è molto semplice: non spetta a voi politici ma ai magistrati giudicare la consistenza degli elementi a carico di questo o quell’imputato. In secondo luogo le intercettazioni in questione sono sì superflue per valutare le responsabilità degli imputati nel procedimento in corso ma sarebbero state importanti per decidere la posizione di Massimo D’Alema in queste vicende giudiziarie. La vostra decisione di impedirne la pubblicazione rende impossibile accertarne la consistenza ai fini di un eventuale rinvio a giudizio o anche di un non luogo a procedere. In questo modo si conferma l’idea di una condizione di privilegio dei politici e di una legge che non è uguale per tutti.

Redazione Annozero