mercoledì 24 marzo 2010

Il Cavaliere Inarrestabile

Dal Fatto di oggi.

il badante

VITA E OPERE DI B.

di Oliviero Beha

Sono sempre più interessato alla vita, le opere e i miracoli del Cavaliere Inarrestabile, ma non tanto per la preoccupazione per quello che farà, dopo quello che ha già fatto e sta facendo. Piuttosto penso al dopo. Se è vero che quando smetterà o verrà fatto smettere dal “voto democratico” lascerà come credo una voragine difficile da riempire per generazioni, è anche vero che questo enorme cratere di un Paese ormai in retromarcia da un pezzo lo colma lui praticamente da solo. Se il buco non si vede, è per merito o colpa sua. Ci sta dentro completamente. Dunque ciò che fa e ciò che è o rappresenta va analizzato per il presente e per il futuro al di là del “tifo” per lui e contro di lui e della “resistenza partigiana” magari non al caviale ma almeno all’amatriciana. Per esempio il Cavaliere Inarrestabile ci dice che nei tre anni restanti di legislatura sconfiggerà il cancro e le mafie. Sono boutades, senza approfondimenti, d’accordo. Ma ci dicono almeno due cose: la prima è che Berlusconi oggi pensa di poter dir tutto senza pagar pegno non dico alla verità, ma alla verisimiglianza, a uno straccio di logica o di credibilità. Se ne frega al cubo. La seconda è che sotto la superficie lessicale ci potrebbe essere dell’altro. C’è del metodo nella sua follia, insomma, per citare Polonio a un luminare esperto in prefazioni di Tommaso Moro.
Questa seconda è meno interessante, malgrado l’apparenza: basti pensare che Berlusconi odia la magistratura o quella parte di magistratura che ritiene essere contro di lui per le inchieste che fa o i processi che toccano l’Inarrestabile, e la considera un cancro. L’ha detto e ripetuto. E’ evidente che per lui sconfiggere il cancro significa sconfiggere sinonimicamente il Potere Giudiziario, con buona pace dei malati non metaforici che quotidianamente con i tumori se ne vanno al Creatore. Anche per la vittoria sulla mafia non starei troppo a sottilizzare. Uno che ha ringraziato il proprio ormai leggendario stalliere Mangano, defunto in carcere dopo condanne definitive per associazione mafiosa, per non aver fatto il suo nome ai “magistrati cancerogeni” che lo volevano far “cantare”, se non proprio a sconfiggere la mafia riuscirà credo a strappare almeno un pareggio. Molto più interessante è il fenomeno di svuotamento etimologico delle parole. Non c’è nessuno come lui, in un paese che lo segue anche in questo percorso nel deserto, che usi le parole senza “rispettarle”. Ripeto per chiarezza che non solo non è l’unico, ma è difficile trovare nella classe dirigente e non soltanto politica dell’Italia del 2010 qualcuno che non si macchi del medesimo “reato”. Nei confronti della lingua che usa. Peccato che Berlusconi quotidianamente ci dimostri di essere il Migliore anche in questo. Per esempio ha un’idea del termine “democrazia” e di ciò che vagamente dovrebbe significare che rischia, nell’uso che ne fa, di vanificarla. Sì, nella sua bravura da Ronaldinho nel gestire questa palla, cioè il rapporto tra le cose e le parole che le denotano e le connotano, il Cavaliere Inarrestabile si è spinto molto oltre. Per lui la democrazia è una sorta di televoto di Sanremo, è il suffragio che dovrebbe garantirgli il successo in una Repubblica Presidenziale di nuovo conio, è una conta delle urne comunque sia, anche se lontanissima (per lui come per tutti o quasi) dall’art. 48 della Costituzione che parla di “voto libero e segreto”. Qui siamo al mercato. Ma la mia paura è che l’Inarrestabile si stia trascinando dietro una pratica ma anche un’idea della democrazia al macero, anche se a parole contesta tutto ciò ai suoi avversari. La democrazia come dovrebbe essere (cfr. la Carta) semplicemente “non gli serve”. Ce lo grida in tutte le salse, quando è sincero. Servirà a qualcun altro dopo? Oppure siamo già grazie al “Cavaliere Democratico” in una accettata e rassegnata post-democrazia?

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