venerdì 28 novembre 2008

I costi della politica dal 2008 al 2013: 1 MILIARDO 809 MILIONI di EURO



Quanto costa la politica in italia?

Da una parte ci sono gli stipendi (~14000 Euro al mese) e i privilegi (per esempio pensione dopo 30 mesi) dei parlamentari, cifre ragguardevoli. Dall'altra c'è il finanziamento pubblico, cioè fatto con soldi nostri, ai partiti.

Gli italiani nel 1993 dopo la valanga di "mani pulite" hanno spazzato via con un referendum il famigerato "finanziamento pubblico ai partiti". I partiti hanno cercato di finanziarsi prima con il 4 per mille dell'irpef. Cioè hanno provato a vedere se in forma volontaria i cittadini li sostengono. Risultato: picche! Le persone non hanno sborsato di tasca propria e volontariamente per mantenere i partiti. Loro, i politici, non si sono demotivati. Perché? Perché siedono nella stanza dei bottoni, girano una manovella e come d'incanto rispuntano i finanziamenti sotto altro nome, ma questa volta DOPPI! Eh sì, perché se una legislatura finisce anzitempo (come quella del "governicchio Prodi" = "voto bipartisan all'indulto", esclusi Lega, AN e IdV) i partiti che erano stati eletti si intascano i soldi per tutti i 5 anni, in aggiunta ai "rimborsi" della nuova legislatura!

TOTALE: 564 MILIONI di EURO per le politiche del 2008.

Sommando le cifre che riguardano tutte le chiamate alle urne da oggi al 2013 si arriva alla spropositata cifra di 1 MILIARDO e 809 MILIONI di EURO!

Non c'è alcuna possibilità di controllare che sia tutto "legittimo", perché l'organo di controllo addetto alla revisione dei conti ha la possibilità SOLO di controllare eventuali irregolarità FORMALI.

Nessuno può dire ai partiti: "state spendendo troppo o male!"

Come dice Giovanardi (PdL) la democrazia ha un costo! Sí, ma chi paga e chi intasca? E non si può ridurre questo costo? Certo! Guardate il video di La7, vedrete quanto spendono veramente (spese accertate) i partiti e quanto ricevono come "rimborso".

Spese accertate dalla Corte dei Conti per il 2006:

......................................................SPESE............................................RIMBORSO
Forza Italia...............................50 MILIONI .................................128,7 MILIONI
Ulivo........................................7,6 MILIONI.................................80 MILIONI
AN............................................6 MILIONI ...................................65 MILIONI

Dal 1993 a oggi - da una ricerca dei Radicali - i partiti hanno aumentato i propri contributi del 600 per cento.

Alla faccia dell'ottimismo a comando!

giovedì 27 novembre 2008

L'ottimismo anticrisi

Avviso: aggiornerò il sito a partire da martedì. Ci sarà un post sui costi della politica. Lascio intanto questo post su Emegency, perché credo che questo sia un tema importante. La politica può aspettare, internet alle volte è troppo veloce...



Il premier ci consiglia l'ottimismo per aumentare i consumi e così affrontare la crisi.
Noi vi consigliamo di fare un giro sul sito di Emergency e fare una donazione. Fate una donazione come regalo di Natale per amici e parenti e poi donate loro la ricevuta di pagamento, così sapranno che il loro regalo è andato a quelle persone che ne hanno più bisogno. L'anno scorso ho fatto i conti di quanti soldi avrei speso per fare un regalo a tutti i miei amici e parenti, ho preso quella cifra e l'ho donata a Emergency. Anche quest'anno voglio fare lo stesso. Il consumismo lasciamolo agli ottimisti del governo.

Vi informo inoltre che sul sito di Emergency è disponibile il calendario "Emergency 2009" illustrato con 12 vignette di Vauro. I proventi del calendario andranno a finanziare l'impegno per la pace e per l’attuazione dei diritti umani di Emergency: dalla lotta alle mine antiuomo all'impegno per l'accesso a una sanità gratuita e di qualità per tutti i cittadini del mondo.

Pubblico il commento di Biba che ringrazio, perché ci dà una lista di altre associazioni alle quali si può mandare un aiuto in alternativa ad Emergency:

"Magari, per qualche motivo vostro, Emergency vi sta antipatica.
Prima possibilità, fatemi sapere perché, che tenterò di farvi cambiare idea.
Seconda possibilità (e terza, quarta, quinta...)":

www.aiutateciasalvareibambini.org
www.cesvi.org
www.terredeshommes.org
www.mediciconlafrica.org
www.fioridistrada.it
www.lvia.it
www.amref.org
www.amnesty.org
www.pangeaonlus.org
www.coloresperanza.org
www.lila.it
www.mdmcentrosud.org
www.asia-ngo.org
www.biodiversityinternational.org


"Per scrivervi questi indirizzi ho bruciato i biscotti che avevo in forno, perché me ne sono completamente dimenticata. Fate che questo sacrificio non sia vano..."


I biscotti di Biba bruciati :_-)

Intercettazioni telefoniche

Vignetta di Molly Bezz

La politica degli affari e l'opposizione di IdV

Pubblico una intervista di Donadi rilasciata ad Affaritaliani.it lo scorso giovedi 20 novembre in relazione all'episodio di Latorre che riporto qua nel video.

Donadi è capogruppo di Italia dei Valori ed è un politico che parla la lingua di quelli che come noi si sono stancati di stare a guardare mentre un gruppo di delinquenti si appropria delle istituzioni democratiche in Italia.



Massimo Donadi: Sicuramente c'è una parte del Partito Democratico che è contro di noi. I fatti accaduti in questi ultimi giorni, penso in particolare all'elezione di Villari ma se andiamo più indietro nel tempo non solo... fanno capire che c'è davvero una parte del Pd che lavora per il "Re di Prussia".

Affaritaliani.it: Ovvero per Berlusconi...
Massimo Donadi: Sì, lavora ovviamente non in senso proprio. Due fatti si sommano in questo momento. C'è da un lato il partito trasversale Raiset (cioè Rai-Mediaset) che nel Centrodestra si impersona nello stesso blocco di comando, è Berlusconi, sono i suoi interessi e il gran ciambellano Romani. E più la situazione è difficile a causa della crisi e più si stringe il giogo sull'informazione che deve servire per mantenere il consenso. Dall'altro lato però c'è quella parte di politica nel Centrosinistra che nel corso degli anni ha pensato di contrastare Berlusconi non opponendo un modello diverso ma cercando di copiare il suo stesso modello. Cercando quindi di creare una rete di potere economica-finanziaria-mediatica che si potesse contrapporre a quella del Cavaliere, a partire dal controllo totale di quella parte della Rai su cui riuscivano a mettere le mani. E' quella parte che ha denunciato tre anni fa Arturo Parisi durante l'estate dei furbetti del quartierino, quando denunciò che c'era una questione morale non risolta in una parte dell'allora Ds.

Affaritaliani.it: Si riferisce a D'Alema e alla sua corrente?
Massimo Donadi: A un'area del Partito Democratico, della quale non penso proprio faccia parte Massimo D'Alema, ma persone che in questi giorni si sono spese per sostenere prima le ragioni di Villari, poi, quando noi ci siamo tirati fuori dalla partita della Vigilanza Rai, si sono scoperte tutte le frottole che sono state raccontate. Questa parte del Pd cerca di mantenere in piedi solo macerie. D'Alema è una persona intelligente e penso che abbia capito che quella battaglia è persa per sempre, nel senso che oggi di quella lotta il Pd ha ereditato solo macerie: contrapporre a Berlusconi un'armata di potere economico e mediatico è impossibile. Tutti quelli che erano stati messi insieme nel campo economico sono passati armi e bagagli con il premier, e lo si vede nell'operazione Cai e nel fatto che Berlusconi si ritrova un Corriere della Sera offerto dal suo direttore su un vassoio d'argento. Poi sul piano dell'informazione D'Alema si è fatto la sua tv.

Affaritaliani.it: Quindi contro chi punta il dito Donadi?
Massimo Donadi: Parlo di Latorre, Follini, Velardi e altri del Pd che, in virtù di una politica che ritengono solo come gestione di un potere, pensano sia più utile dialogare con chi il potere ce l'ha, anche se di una coalizione contrapposta, e contrattare briciole di potere piuttosto che contrapporsi con una forza politica come la nostra che poggia le ragioni etiche sul modo di fare politica. Chi ricerca la mediazione di interessi particolari vede l'alleanza con l'Italia dei Valori come il male assoluto perché toglie ogni speranza per quel tipo di governo nel quale credono.

mercoledì 26 novembre 2008

Radiografia dell’Onda


Dal sito di MicroMega

Radiografia dell’Onda

Abbiamo chiesto a studenti (medi e universitari), dottorandi, ricercatori che si riconoscono nell'Onda di rispondere ad un questionario per poter aprire un dibattito all'interno del movimento su alcuni temi chiave: le strategie di lotta, l'autoriforma dell'università, le prospettive politiche del movimento.
Tutti gli studenti e i ricercatori che stanno partecipando in queste settimane alle mobilitazioni sono invitati a rispondere (potete scaricare il questionario qui e inviarlo a redazione@micromega.net) e a prendere parte così al dibattito. Le risposte sono a titolo individuale e vanno indicati nome, cognome, ruolo (studente/ricercatore ecc), scuola/università, eventuale collettivo/organizzazione di cui si fa parte.

Risponde Michele Costa, studente di Matematica, università La Sapienza di Roma

1) Una delle accuse che vengono rivolte dai sostenitori della “riforma” Gelmini (ammesso che di riforma si possa parlare) al movimento di protesta è quella di rappresentare interessi corporativi ed esprimere istanze conservatrici.
E’ una critica fondata secondo te? Se si/no perché? Qual è l’idea di scuola e di un’università che questo movimento esprime? Quali sono le direttici di riforma che – se pur confusamente, come non potrebbe essere diversamente visto il carattere multiforme e composito del movimento – questa protesta tende a delineare?

2) Al di là delle strumentali posizioni sostenute dal governo, è oggettivamente difficile difendere la scuola, ma soprattutto l’università, così come sono oggi. Quest’ultima è il regno della gerontocrazia, dell’immobilismo, del feudalesimo accademico, della totale mancanza di meritocrazia. Quali sono secondo te le linee su cui dovrebbe essere impostata una “riforma organica” del sistema formativo e della ricerca?
Quali provvedimenti concreti si potrebbero adottare per migliorare le cose? Es. diverse regole per i concorsi, per l’assegnazione dei fondi, revisione delle lauree 3+2 e del sistema dei crediti, commissioni internazionali per la ricerca, nuovo sistema per la definizione degli insegnamenti, ecc…
Su questi temi sarebbero auspicabili proposte dettagliate.

I primi due punti mi sembrano molto simili, quindi vi rispondo in un'unica battuta.
Accusare il movimento di difendere interessi corporativi è quanto di più fuorviante ci possa essere e fa parte della strategia del governo per delegittimarlo e svilirne il messaggio. Strategia che puntualmente fallisce, come provato dall'enorme consenso che il movimento riceve dalla società tutta.
Basta affacciarsi ad una qualsiasi assemblea studentesca per capire che l'università dei baroni, dei privilegi e degli "impicci" non è quella che difendiamo, anzi è proprio quella che combattiamo e che invece le misure governative favoriscono. Basti pensare alla questione del blocco del turn over: se le assunzioni di giovani ricercatori vengono limitate da 1 a 1 a 1 a 5 è chiaro che passeranno ancora di più, in percentuale, raccomandati e "figliocci" dei baroni vari; basti pensare al criterio con cui la Gelmini vorrebbe qualificare le "università virtuose": non quelle che creano ricerca e didattica di alta qualità, ma quelle che spendono di meno in stipendi per il personale; basti pensare al fatto che ci opponiamo alle fondazioni private, in primis, perchè queste rappresenterebbero una gestione degli atenei, e quindi del sapere pubblico, meno trasparente e piu clientelare di quanto non lo sia oggi.
L'idea di scuola e università che l'Onda propone si basa su tre direttrici: accessibilità a tutti e tutte, riqualificazione dell'offerta formativa pubblica come tutela per le classi medio-basse, autonomia e promozione della ricerca e della didattica qualificata come fonte di progresso per la società tutta. Per questo ci opponiamo ai gravissimi tagli e al disegno complessivo di dismissione dell'università e della scuola pubblica, perchè questi significheranno il progressivo abbattimento del diritto costituzionale alla formazione uguale per tutti e quindi il venir meno di una tutela sociale oggi quanto mai indispensabile. Accessibilità a tutti significa sostegno agli studenti a basso reddito attraverso forme di welfare adeguate; riqualificazione significa revisione complessiva del sistema dei crediti e del 3+2 che oggi è funzionale solo all'abbattimento del costo del lavoro; sostegno alla ricerca e alla didattica significa innanzitutto ridare centralità e dignità a figure lavorative come ricercatori e professori, eliminare la precarietà, non tagliare, ma invece portare i fondi per scuole università e ricerca almeno ai livelli europei. Infine l'Onda chiede una revisione dei processi di gestione e accesso al sistema formativo in senso di democrazia e trasparenza; questo da una parte tramite un coinvolgimento maggiore degli studenti e dei lavoratori di scuole e università nei processi decisionali, dall'altra tramite un processo di selezione (questo si basato sul merito) basato su concorsi pubblici e non sulla cooptazione per l'accesso alla ricerca.
Oggi il movimento studentesco delle università si prepara quindi ad un'assemblea nazionale, il 15 e 16 novembre, che declinerà le linee guida per una autoriforma dell'università, una riforma che nasce "dal basso", dalle esigenze degli studenti. Non a caso le nostre "proposte di riforma" nascono da ambiti assembleeari e democratici: perchè rivendichiamo con forza la partecipazione dei "reali soggetti" dell'università alle decisioni su di essa.
E' chiaro però che in questo momento una qualsiasi riforma dell'università e della scuola deve passare, in primis, dalla difesa del suo carattere pubblico e quindi dal rigetto totale delle leggi 133 e 137 e di tutti i disegni di legge che vorrebbero relegare la formazione di qualità a istitui semi-privati accessibili a pochi. E' anche chiaro che difendere il sistema di formazione pubblico significhi difendere quelli che oggi lo sostengono: ricercatori e professori. Quindi difenderne le tutele salariali e lavorative e combatterne la precarietà.
Per questo le nostre richieste partano da un assunto semplice: che ci diano più soldi. E poi parliamo di riforma.

3) Vista l’assoluta trasversalità di questo movimento, che riunisce praticamente tutte le figure del variegato sistema formativo italiano (studenti, insegnati, maestre, dottorandi, ricercatori precari, professori di ogni ordine e grado) è possibile che esso trovi la forza e la “maturità politica” per districarsi tra interessi che possono rivelarsi anche molto contrastanti tra loro se posti di fronte a proposte concrete di riforma? Ogni seria riforma – e per essere seria non può che porsi come obiettivo anche quello di rimescolare rapporti di forza consolidati da decenni – tende a toccare interessi molto concreti. Così come si è configurato questo movimento, può fare i conti con queste sfide? Ne è all’altezza? Quali interessi corporativi è disposto a colpire?

Penso di aver risposto in parte già nel punto precedente. La trasversalità del movimento ne costituisce, a mio parere, la forza maggiore. Questo perchè gli permette di uscire da un ambito puramente generazionale e ribellistico per entrare nel mondo della politica "reale". I movimenti degli studenti degli anni passati hanno puntualmente perso proprio perchè non sono riusciti a trasformarsi in movimenti generali, a coinvolgere nelle proprie istanze quei soggetti che naturalmente andrebberro coinvolti: se si difende la scuola e l'università pubblica questo è interesse di tutti, dalle famiglie agli insegnanti ai ricercatori. E' questo che da un connotato "di classe" a questo movimento e lo rende forte.
Va però considerato anche un altro fattore, che è giustamente quello della maturità politica. Il discredito di cui la politica gode e il disinteresse generale per il bene pubblico (generato da anni di incultura televisiva e berlusconismo rampante) hanno dato i loro frutti, oggi ci troviamo di fronte ad una situazione sostanzialmente prepolitica in cui è compito difficile ma necessario trovare quei denominatori minimi che permetto ad un movimento di uscire dagli interessi corporativi. Ma un mese di straordinaria mobilitazione ha scalfito questa situazione, in maniera forse profonda, stimolando l'autodeterminazione delle persone, stimolando pensiero critico e creazione di identità comune; un'identità che si va consolidando attorno a principi semplici: la difesa del bene pubblico contro gli interessi del privato, la difesa della cultura contro l'arroganza del potere, la promozione della qualità della formazione come garanzia sociale, la consapevolezza che ancora una volta questa destra reazionaria e neoliberista vuole scaricare i costi della crisi economica sulle classi popolari e sui loro diritti conquistati in passato.
Se queste idee continueranno a vincere credo che non avremo problemi a colpire duramente i privilegi e la corruzione nelle università e a chiedere una gestione degli atenei più trasparente, democratica e attenta ai bisogni degli studenti e alla qualità dell'insegnamento che agli interessi dei baroni. Non a caso la maggior parte dei rettori (tra cui il nostro pessimo Luigi Frati) dopo dichiarazioni da "barricaderos" stanno oggi in attesa di elemosinare qualche briciola dal governo e sono sostanzialmente d'accordo col passaggio alle fondazioni; con questi poteri abbiamo ben poco da spartire.

4) Il governo – scottato dal crollo dei consensi che la protesta universitaria ha provocato – sembra voler procedere con maggiore prudenza nella riforma dell’università. Dopo una prima fase di straordinaria mobilitazione, riuscirà il movimento a mantenere alta la tensione e il coinvolgimento delle persone? Quali sono gli obiettivi di medio termine che dovrebbe porsi? Come dovrebbe procedere la mobilitazione? Quali idee concrete possono essere messe in campo per proseguire la lotta?

Com'era prevedibile ad un momento di mobilitazione spontanea e straordinaria fa seguito il classico "riflusso" del movimento. Non va sottovalutato però il fatto che si è creata una rete intelligente e trasversale (dagli studenti ai ricercatori ai docenti) di collettivi e assemblee nelle scuole e nelle università, pronta e disposta a continuare la lotta e a ricoinvolgere grandi masse nei momenti cruciali della mobilitazione.
Un primo obiettivo di medio termine è l'assemblea nazionale delle università che si terrà il 15 e il 16 novembre alla Sapienza. In questo contesto saranno definiti da un lato la proposta di autoriforma dell'università, dall'altro la proposta e l'agenda politica del movimento. Contemporaneamente (il 15) a Firenze ci sarà l'assemblea nazionale delle scuole e contemporaneamente si preparano gli incontri nazionali del movimento degli insegnanti e dei ricercatori precari.
Credo che i passi fondamentali da fare in questo momento siano 2:
1- stabilizzare il "nucleo" della mobilitazione, cioè quella rete di attivismo militante che si è creata in questo mese. per fare questo va però formalizzata un proposta ed una linea guida politica e a questo serviranno le assemblee nazionali. Inoltre è chiaro che si dovrà lavorare per creare una rete nazionale il più possibile coordinata che stabilisca l'agenda politica e coordini il movimento.
2- mantenere alto il livello di informazione e comunicazione sia negli atenei e nelle scuole, sia col resto della società. Continuare a proporre assemblee e gruppi di riflessione, ma anche momenti di mobilitazione diffusa sono probabilmente le "armi" migliori che abbiamo. In questo senso si dovrà pensare ad una mobilitazione locale diffusa sul piano nazionale (cioè in tutte le città) sullo stile del 7 novembre, da fare per fine mese.
Per quanto riguarda il termine più lungo, invece il discorso si fa più complesso: un movimento straordinario come questo non può vincere (ce lo insegna la storia) se non si fa "movimento generale", se non trova un punto di contatto col mondo del lavoro e con la società civile. La progressiva dismissione dell'istruzione pubblica si inserisce infatti in un disegno ampio di restrizione della spesa pubblica (tramite privatizzazioni, liberalizzazioni e deregulation) e abbattimento delle tutele sociali (tramite l'attacco ai contratti collettivi di lavoro, l'attacco al diritto allo sciopero, l'introduzione di forme di precarietà sempre più feroci), che costituisce la risposta di queste destre e del capitale finanziario alla crisi economico-finanziaria. Il discorso è semplice: c'è la crisi finanziaria, che rischia di diventare crisi dell'economia reale, per questo il Governo pensa di "fare cassa" tagliando la spesa pubblica, privatizzando i servizi (scuola, sanità, acqua pubblica) e rendendo "più produttivo" il lavoro; cioè vuole scricare tutti i costi della crisi sui ceti medio-bassi. Dall'altra parte c'è la nostra risposta, che è quella degli studenti e delle scuole, ma anche quella del mondo del lavoro e di parte delle sinistre progressiste (prendiamo ad esempio Obama) e quindi di parte del capitale produttivo: sostegno ai consumi dei ceti bassi, aumento delle tutele sociali, miglioramento delle condizioni del lavoro, maggior benessere sociale per garantire la ripresa dei consumi. E soprattutto puntare sulla scuola e la ricerca come risorsa strategica per il paese per uscire democraticamente e pacificamente dalla crisi.
Per far vincere questa seconda proposta, però, c'è bisogno di forza e costanza e soprattutto di una mobilitazione di massa e (se posso permettermi) di classe. Per questo un obiettivo che il movimento già si pone è l'intervento e il sostegno nelle lotte dei lavoratori, dall'Alitalia allo sciopero della FIOM e del comparto pubblico del 12 dicembre; per questo il movimento chiede a gran voce a tutti i sindacati di indire lo Sciopero Generale.

5) Si è discusso molto sulla presunta “apoliticità” del movimento. E’ una lettura realistica e soddisfacente secondo te? Secondo te si tratta veramente di un movimento apolitico o forse è più che altro un movimento “apartitico”? Quali aspetti – se ve ne sono – ne determinano la “politicità”? Questo superamento delle tradizionali collocazioni – se c’è stato – ha aiutato il movimento a diffondersi o può essere una sua fonte di debolezza quando dalla protesta si passa alla proposta?

L'Onda non è un movimento apolitico, non lo è mai stato, sia perchè raccoglie al suo interno persone con precise identità politiche che vi interagiscono realmente creando senso e messaggio politico, sia perchè di per se esprime politicità.
L'Onda è politica perchè parla innanzi tutto di emancipazione sociale nei termini della difesa del diritto allo studio pubblico e uguale per tutti e, nel farlo, si oppone nettamente alle politiche neoliberiste delle destre al governo; inoltre parla di democrazia e partecipazione, perchè chiede e pratica la partecipazione democratica di massa alle decisioni su scuole e università; infine nasce da uno slogan semplice ma profondo: NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!. Questo significa rivendicare il diritto di non pagare i costi di una crisi provocata dall'alta finanza e in sostanza dai padroni (pagarla in termini di privatizzazioni e restrizione delle tutele sociali), ma farla pagare ai diretti responsabili. E tutto questo, volenti o nolenti, appartiene alla cultura storica delle sinistre.
Non a caso chi tenta di sancirne l'apoliticità sono prima i fascisti (per giustificare il loro ingresso) poi il governo o quest'opposizione imbelle e incapace di opporsi concretamente alle politiche del governo, per depotenziare la proposta politica del movimento, per delegittimarlo e ridurlo a semplice. Solo loro che vogliono l'Onda apolitica, perchè ne vogliono abbassare i toni, far rientrare tutto nei termini di una revisione dei tagli e magari qualche misero incentivo alla ricerca, perchè non vogliono che l'Onda studentesca si avvicini ai lavoratori e ai settori sociali colpiti dalla crisi economica e dai soprusi delle destre. Perchè, credo, loro hanno paura, paura di pagare di tasca loro i costi della crisi. Rifiutare con decisione l'apoliticità del movimento e contemporaneamente difenderne l'autonomia sono quindi due passi essenziali per farlo vivere e per farne esprimere tutte le potenzialità.
E poi perchè dobbiamo lasciare il concetto di POLITICA solo ai partiti? Noi siamo la politica reale,siamo noi che realmente spostiamo consensi e assi politici nel paese, che produciamo senso e identità collettiva, che produciamo messaggi che vengono raccolti da tutta la nazione.
In realtà credo che non ci sia stato alcun superamento delle tradizionali collocazioni, semplicemente è la sinistra istituzionale di questo paese (e qui parliamo di tutta, anche di quella "radicale") a non saper più intercettare e rappresentare le ragioni e le lotte dei movimenti popolari, come di quelli dei lavoratori. Per questo il movimento non ammette rappresentanza da parte di chi effettivamente non ne rappresenta le posizioni, per questo il movimento è apartitico. Questo, a mio parere, non è necessariamente un bene (anzi è forse, in prospettiva, un elemento di debolezza organizzativa), ma è semplicemente la realtà dei fatti.

6) E’ condivisibile che si ricerchi un’intesa anche con organizzazioni studentesche esplicitamente di destra in nome dell’unità della protesta studentesca oppure no? La partecipazione di queste organizzazioni a manifestazioni pubbliche dovrebbe essere incoraggiata, tollerata, oppure concretamente osteggiata?

Partiamo sempre dalla realtà. Nessuno ha mai pensato, ne penserà, di chiedere "la tessera" a chi viene ai cortei. Studenti di destra e di sinistra, o anche che si defiscono apolitici, sono ovviamente ben accetti, perchè chiaramente la lotta è comune. Questo non può e non deve però giustificare in alcun modo la presenza di organizzazioni neofasciste all'interno delle nostre manifestazioni e della mobilitazione. I motivi non si collocano sul piano della sterile opposizione ideologica, ma sono qualcosa di molto più concreto. Prima di tutto la destra neofascista e le sue emanazioni (da Forza Nuova, all'area di Casapound e Blocco Studentesco, all'Area Identitaria, che peraltro sta anche al governo insieme al PdL...) non ha nulla da spartire, culturalmente e politicamente, con questo movimento: da una parte c'è chi parla di democrazia reale, di diritto allo studio, di difesa delle tutele sociali e del lavoro; dall'altra chi si propone anticultura, intolleranza, gerarchizzazione dei rapporti sociali, antidemocraticità, revisione della storia e pratica costantemente violenza e squadrismo nei quartieri delle nostre città. Chi da sempre è stato nemico dei movimenti popolari, chi nelle scuole e nei quartieri di Roma (ad esempio) propaganda odio e violenza verso gli immigrati, gli omosessuali o gli studenti (e i professori) "di sinistra" non può essere accettato nell'Onda, semplicemente perchè si pone fuori dai suoi orizzonti culturali e dai suoi obiettivi.
Ma c'è anche un secondo fattore. Da sempre fascisti e neofascisti tentano di entrare nei movimenti spontanei prima per depotenziarne la proposta politica e trarre visibilità per le proprie insignificanti organizzazioni, poi per portare destabilizzazione e violenza e permettere al governo di turno di bollare tutto il movimento come una banda di facinorosi. In questo senso le organizzazioni neofasciste si dimostrano asservite e funzionali alle destre di governo che in questo momento rappresentano i nostri avversari; questo è peraltro comprovato dalla sostanziale impunità di cui godono le loro azioni squadriste. I fatti di questi giorni, la vigliacca aggressione di Piazza Navona contro studenti 16enni e professori delle scuole (a cui ha fatto seguito la legittima reazione dei compagni arrivati DOPO L'AGGRESSIONE dalle università) mi sembrano essere una prova piuttosto palese di tutto questo.
E' chiaro quindi che la prima definizione d'identità politica dell'Onda sia l'antifascismo.

martedì 25 novembre 2008

Processo Berlusconi-Mills


Lo slittamemnto del processo Meredith sulla Repubblica è evidenziato in rosso e posizionato in risalto in alto sopra gli altri titoli.

Il processo a Berlusconi per il caso di corruzione all'avvocato Mills passa invece inosservato. Ricordiamo che il lodo Alfano è stato fatto per spaccare il processo in due e bloccare lo stralcio che riguarda il presidente del consiglio. Noi continuiamo a seguirlo anche se i media TUTTI vogliono farcelo dimenticare.


Coerenza padana

Se siete del nord Italia avete di sicuro degli amici che votano lega. Dalle ultime elezioni in veneto per esempio risulta che un elettore su quattro sia leghista, anzi quasi uno su tre, mentre in lombardia uno su cinque è leghista.

Risultati elettorali per la Lega alle Politiche del 12/13 aprile 2008:

(consideriamo solo la camera, il senato ha delle percentuali lievemente minori dovuto al limite d'età dei votanti ammessi)

Piemonte : 12,60 %
Lombardia : 21,62 %
Liguria : 6,83 %
Veneto : 27,09 %
Altoadige : 9,40 %
Friuli : 13,04 %
Emilia Romagna : 7,76 %

Il totale di votanti Lega in Italia è di 3.024.522.

Se ne incontrate uno, e a quanto pare non è difficile, fategli vedere questo filmato. Fate come in Arancia Meccanica quando, per costringere il protagonista a vedere scene di violenza proiettate, come cura gli si divaricano le palpebre e lo si induce a non togliere lo sguardo su ciò che non vuol vedere.

La lega dal 1994 al 1999 ha accusato Forza Italia di essere il partito di Cosa Nostra. Bossi andava dicendo che i soldi per costruire il suo impero Berlusconi li aveva avuti in modo poco chiaro come si capisce da questo filmato. Bossi si è vantato di aver fatto cadere io primo governo Berlusconi proprio per questo motivo. Chiedete ai vostri amici leghisti cosa è successo dopo! Se per avere il tanto agognato federalismo fiscale siano disposti ad allearsi con il nemico!

Se lo fate veramente scrivete un commento a questo post (si può fare anche anonimamente senza iscriversi a blogger). Pubblicherò tutte le risposte.

lunedì 24 novembre 2008

G8: le verità sul processo Diaz

Non riesco a commentare questo atto di prepotenza dei nostri agenti nei confronti di persone inermi. I due filmati che durano circa dieci minuti l'uno sono una denuncia che non possiamo ignorare. Prendetevi del tempo per ascoltare ciò che nessun giornale e nessuna televisione vi racconteranno MAI.

Intevista di Piero Ricca a Vittorio Agnoletto.





Giovedì sera a Genova per la seconda volta è stata sospesa la Costituzione. Ma la verità è ancora peggiore: è stato formalizzato il diritto delle forze dell'ordine ad agire oltre e contro la Costituzione e le leggi dello Stato. La nostra legislazione non li riguarda, per loro è un optional.
Il loro status è modificato nei fatti; la correttezza delle loro azioni da ora in poi verrà giudicata dalla sintonia con la volontà del governo. I vertici della polizia presenti quella notte davanti alla scuola Diaz hanno agito secondo i desideri dell'allora governo Berlusconi, e per questo sono stati tutti promossi e non potevano essere certo puniti. Il prefetto di Roma, Carlo Mosca, che nel rispetto delle leggi italiane e delle direttive europee si è rifiutato di raccogliere le impronte ai bambini rom, è invece stato rimosso perché in contrasto con le indicazione del nuovo ministro degli Interni.
Si rende sempre più esile la distinzione tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario, che dovrebbe essere alla base di qualunque stato di diritto.

leggi il resto



Le false scuse di Nicola Latorre

Riporto uno scambio di messaggi tra Latorre-pizzino-a-Bocchino e i suoi lettori nel suo forum:

Episodio striscia la notizia. Scusa a tutti voi

Cari amici e care amiche,
credo molto nella rete come luogo di scambio, discussione e contatto tra politica e cittadini, per cui mi fa molto piacere che il dibattito sul forum del mio sito web abbia avuto una partecipazione così nutrita in questi ultimi giorni. Seppure mi rammarica che sia stata questa l'occasione, sono convinto che le critiche, se costruttive, siano sempre foriere di crescita e miglioramento per tutti.

Riconosco sicuramente una sventatezza nel mio gesto, e per questo sento di dover chiedere scusa a tutti voi. Con altrettanta sincerità, tuttavia, mi sento di riaffermare che in più occasioni nelle interviste agli organi di informazione così come nei dibattiti pubblici in giro per l'Italia, ho esternato il contenuto dello sciagurato bigliettino.

Confermo che nello studio televisivo, di fronte a me, mi trovavo di fronte a due avversari politici, e non uno solo. Sin dal principio non ho condiviso l'alleanza con l'Italia dei Valori e dunque respingo fermamente la teoria della politica dell'inciucio. Del resto l'On. Bocchino non ha certamente bisogno dei miei suggerimenti.

Infine, appare sempre più chiaramente l'idea che i media abbiano strombazzato oltre ogni limite l'accaduto, solo per colpire la mia persona e provocare un danno al Partito Democratico.

Confido nel ritrovare in voi stima e fiducia, per un rinnovato impegno a migliorare il nostro Paese.

Nicola Latorre

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Alcune risposte:

Caro compagno,illustre Senatore,

penso che la violenza del dibattito di questi giorni attorno ad una vicenda del tutto irrelevante per le sorti della Repubblica mi dimostra quanto grande sia il vuoto politico dentro al nostro partito, ha ragione a dire che lei era in studio con due avversari, non abbiamo nulla in comune con IDV e con la cultura della denuncia e della calunnnia.
Le chiedo di non demordere, di andare avanti per portare un dibattito vero dentro al partito, perchè penso che ci siano argomenti molto più forti su cui credo dobbiamo praticare un operazione di verità, sara politicamente scorretto ma creda senatore ce ne bisogno.

scritto da cataldom
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Allora un paio di cosette per lei e quel lacchè che ha scritto dopo di lei:
1) non si è mai visto in un paese normale che un esponente di spicco dell'opposizione suggerisse cosa dire ad un avversario, perchè forse non se lo ricorda nessuno nel vostro partito ma voi siete l' OPPOSIZIONE
2) almeno non cercate di prenderci per il culo con la storia che anche l' IDV è un nemico... Guardate che chi vota a sinistra non è così scemo da credere che è stata un'innoqua distrazione
Se si dimette è meglio per tutti...

scritto da mavergognatevi
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mi spiace senatore, la fiducia è andata. lei a bocchino lo doveva "mettere in mutande" non aiutarlo, ed è gravissimo che non ve ne rendiate conto. Si dimetta e si trovi un lavoro

scritto da ERSILLA
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e credo sinceramente che il danno al partito democratico lo abbia fatto lei, non la stampa che ha mostrato ciò che ha fatto lei, lei e tutti gli altri dirigenti del partito. Vogliamo facce nuove, ma nuove veramente, no i delfini di qualcuno. Lei, Veltroni, D'Alema e tutti coloro che hanno fatto si che Berlusconi stranvincesse. Siete voi che lo avete fatto vincere, è perchè ci siete voi che tanti non votano questo partito (me compreso). Non è bastato perdere Roma per proporre l'inguardabile Rutelli che credo la maggior parte di elettori del centro sinistra detestano. Non avete capito e continuate a non capire. Siete solo voi il problema. E continuate a fare gli amichetti di Berlusconi e continuerete (continueremo) a non vincere mai le elezioni. La destra quando è al governo fa la destra, avete mai pensato di fare la sinistra? Magari ci si guadagna. Una sinistra moderna, occidentale, certo, ma che sia sinistra. I favori a Bocchino e le cene in casa Letta ci fanno vomitare

scritto da ERSILLA
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Onorevole Latorre sinceramente non mi aspettavo rispondesse sul forum né, tantomeno, chiedesse scusa. Devo dire la verità, mi ha stupito. Purtroppo però è l'unica volta che mi ha stupito, infatti la squallida vicenda del pizzino è, secondo me, solo la punta dell'iceberg di un rapporto continuato sottobanco in tutti questi anni: è palese che tra lei e altri esponenti del PD ci sia molta più voglia di accaparrarsi potere e poltrone che di sconfiggere Berlusconi.
Il fatto che le cose che ha scritto le pensava è chiaro: perchè allora non esporre il proprio pensiero liberamente dicendo a Donadi tutto a voce?Sarebbe stato un'atto di correttezza politica e di coraggio (qualità che, evidentemente, Lei non possiede).
Per quanto riguarda l'alleanza con l'IDV io penso l'opposto di ciò che ritiene Lei: secondo me i parlamentari dell'IDV stanno facendo il loro dovere rispettando il mandato elettorale. Spero Lei riesca a capire che l'opposizione si fa in quel modo almeno quando l'IDV oltrepasserà il 10% (secondo me avverrà molto presto) e voi scenderete molto.
Se ci tiene davvero alla causa politica, lo dimostri e si dimetta. Sarebbe un gran bel segno.
Sono sicuro che resterà dov'è e, anzi, verrà premiato per tanti anni di militanza filoberlusconiana.

scritto da utente84
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Fa bene, Senatore, a chiedere scusa. Peccato che sbagli la motivazione. Lei dovrebbe chiedere scusa a tutti noi, iscritti ed elettori del PD per il male che ha fatto al partito. Ma questo non lo farà mai perchè il suo è stato un gesto voluto. Non mi faccia credere che la colpa è dei giornali ne che il "pizzino" in questione lo ha lasciato in giro per una distrazione, una "sbadataggine". Non insulti anche la nostra intelligenza. No. E' stato fatto scientemente, per mettere in difficoltà il partito e in primis, il suo, il mio leader, il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni. Ed è un gioco al massacro che sta conducendo in buona compagnia, con l'intera corrente a cui lei appartiene, incurante delle conseguenze perchè non le/vi interessano, perchè non avete coscienza di valori e ideali, ma solo sete insaziabile di potere, non importa da dove viene, purchè ci sia. Perchè comunque vadano le cose un posto in parlamento per migliaia di € al mese lo avrete sempre mentre sapete, eccome se lo sapete, che se il PD dovesse diventare ciò che vogliamo, se l'Italia dovesse diventare ciò che vogliamo, per voi non ci sarebbe più posto. La vostra è una lotta disperata per la sopravvivenza ma non vincerete. Noi, popolo delle primarie, non ve lo permetteremo. E' una promessa.

scritto da plumbago54

domenica 23 novembre 2008

D'Alema e le intercettazioni telefoniche

Sulla questione della autorizzazione a procedere per poter utilizzare le intercettazioni telefoniche di D'Alema come materiale per l'accusa nel caso della scalata alla Unipol i politici rispondono sempre e solo picche. L'accusa pubblica di Travaglio ad Annozero non li scalfisce. Anzi si serrano in una difesa della Casta a 360°. Adducendo motivazioni degne di quello squallore che caratterizza i nostri dipendenti pubblici strapagati per fare assenteismo in parlamento.

Riporto la lettera dell'On. Frassoni in risposta a Travaglio e la risposta della redazione di Annozero in risposta a quest'ultima.

Europa e intercettazioni telefoniche la lettera della Frassoni, la risposta di Annozero

Caro Michele,

Marco Travaglio mi ha citato fra i tre deputati italiani che hanno votato a favore della non autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni telefoniche richieste dalla procura della repubblica di Milano. E' vero. E penso anche che la decisione -unanime- della commissione giuridica sia logica e ragionevole e non nasconda nessun intento di proteggere o coprire Massimo D'Alema.La richiesta di autorizzazione a utilizzare l'intercettazioni dovrebbe essere giustificata dal fatto che queste hanno una rilevanza di prova in un procedimento. Il fatto é che secondo la stessa Ordinanza del Giudice delle Indagini Preliminari le fonti di prova esistenti sono già "sufficienti a suffragare l'ipotesi accusatoria a carico di taluni soggetti già per essa indagati", cioè gli stessi terzi intercettati - i quali peraltro sono già stati rinviati a giudizio ed il cui procedimento giudiziario è già in fase avanzata.Quindi da questo punto di vista la richiesta della Procura della Repubblica di Milano è senza oggetto. Insomma, le intercettazioni sono superflue per il procedimento in corso. Se non servono per il procedimento non si vede perché dovrebbero essere pubblicate.Un saluto molto cordiale.

Ciao

Monica Frassoni
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Cara Onorevole Frassoni,

la nostra posizione è molto semplice: non spetta a voi politici ma ai magistrati giudicare la consistenza degli elementi a carico di questo o quell’imputato. In secondo luogo le intercettazioni in questione sono sì superflue per valutare le responsabilità degli imputati nel procedimento in corso ma sarebbero state importanti per decidere la posizione di Massimo D’Alema in queste vicende giudiziarie. La vostra decisione di impedirne la pubblicazione rende impossibile accertarne la consistenza ai fini di un eventuale rinvio a giudizio o anche di un non luogo a procedere. In questo modo si conferma l’idea di una condizione di privilegio dei politici e di una legge che non è uguale per tutti.

Redazione Annozero

sabato 22 novembre 2008

L'Onda cresce

Coming Soon... 28 Novembre 2008

La marea sale. L’onda cresce. Imbracciamo le tavole. Continuiamo a surfare!!!

Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne


Tratto da Libere e travolgenti

Il corpo delle donne continua ad essere il veicolo di politiche securitarie, approvate a colpi di decreti, come il pacchetto sicurezza che individua nell’immigrato l’unico colpevole delle violenze, o come il D.d.L. Carfagna che, criminalizzando le prostitute, controlla e gestisce i comportamenti e i modi di esistenza di tutte le donne. La presunta vulnerabilità delle donne diventa un espediente per giustificare tutte le misure di controllo, dalla militarizzazione delle strade alla criminalizzazione dei migranti.

Vogliamo un welfare che consenta l’indipendenza delle donne.

Vogliamo un consultorio in tutte le scuole e le università, così come un’educazione che parli di sessualità sin dalle scuole elementari.

Non vogliamo pagare noi la crisi, non vogliamo rispondere all’appello al sacrificio, non vogliamo delegare a nessuno le decisioni sul nostro presente e sul nostro futuro, non vogliamo subire un controllo sempre più pervasivo.

Riteniamo fondamentale portare questo dibattito nelle università in mobilitazione, farlo vivere nella proposta di autoriforma e declinarlo nelle rivendicazioni del movimento .


Il 22 novembre, alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne, vogliamo costruire uno spezzone nazionale come studentesse, ricercatrici e dottorande che porti la forza e la determinazione dell’onda.


Non sarà un punto di arrivo, ma un momento di denuncia e di reazione sulla violenza contro le donne.

Saremo onda ancora una volta: riprenderemo i nostri spazi invaderemo e bloccheremo la città .
Perché non saranno i nostri corpi nè i nostri desideri a pagare la crisi!

Donne in onda della Sapienza in mobilitazione

Prove tecniche di fascismo


Roma, 21 novembre 2008 - Oggi alla Sapienza si è tenuta la conferenza stampa per parlare e comunicare con tutti in merito alla gravissima vicenda delle denunce, che sono arrivate in queste ore, ai danni di 15 studenti dell'università per i fatti di piazza Navona. L'ipotesi della magistratura - tutta da verificare visto che molte persone denunciate neppure erano presenti nella piazza durante i fatti - è che questi studenti sono passibili di un'accusa per lesioni, rissa e adunata sediziosa. Queste denunce non parlano di quello che è realmente accaduto in piazza Navona. L'unica adunata sediziosa che si è tenuta il 29 ottobre è quella di un gruppo di neofascisti armati di tutto punto e mililtarmente organizzati che entrano in una piazza -in cui si stava tenendo una manifestazione, questa si autorizzata e pacifica, contro l'approvazione del decreto Gelmini - per aggredire indiscriminatamente gli studenti medi e universitari. Anche l'accusa di rissa oltre a non corrispondere ad una verità giuridica, risponde ad una precisa esigenza politica del Governo: quella di equiparare un gruppo sparuto di neofascisti alla potenza del movimento dell'onda. Continueremo a ribadire che quel giorno a piazza Navona non ci sono state due aggressioni simmetriche, non c'è stata una rissa, ma un'unica aggressione di un gruppo ben definito ai danni di tutti gli studenti. In questi giorni continueremo a dire che "noi non abbiamo paura" nè di affermare la qualità antifascista di questo movimento, nè di queste denunce. Noi non abbiamo paura di un Governo, che prova con queste accuse ad intimidirci, criminalizzarci e metterci all'angolo. Noi non abbiamo paura, e per questo continueremo a produrre momenti di conflitto e di protesta con l'intelligenza e la determinazione che ci ha caratterizzato fino ad ora.
Tratto da uniriot

Squadristi


Vignetta di Molly Bezz

La Casta non molla

La politica si fa anche con i segnali. Con dei provvedimenti che non necessariamente portano un reale beneficio alla collettività, ma che dimostrano un'inversione di tendenza. Con delle scelte che, almeno dal punto di vista dell'immagine, riavvicinano i cittadini alle istituzioni. Per esempio, se con durezza si interviene sui dipendenti pubblici per arginare i tassi di assenteismo e si finisce così per punire anche chi assenteista non è (pensate a quella maggioranza d'impiegati non fannulloni che oggi si vede decurtare lo stipendio in caso di malattia), è bene che chi fa le leggi dimostri di voler partecipare ai sacrifici. Solo così si può sperare che anche le persone cui si chiede di stringere la cinghia comprendano come, dietro le nuove norme, ci sia la volontà di tutelare il bene comune (la burocrazia dello Stato) e non quella di punire indiscriminatamente un'intera categoria. È necessario insomma essere credibili. Da questo punto di vista, ieri il parlamento ha perso ancora una volta una buona occasione. L'Italia dei Valori, durante la discussione della finanziaria, ha proposto di abolire il doppio stipendio incassato da chi oltre che parlamentare è anche ministro, di cancellare le comunità montane e i rimborsi elettorali concessi per cinque anni ai partiti anche se la legislatura finisce in anticipo. Tutti e tre gli emendamenti sono stati bocciati da un voto contrario bipartisan e dall'astensione degli onorevoli prodiani e dellUdc. Certo, riforme epocali di questo tipo è difficile immaginare di farle a colpi di emendamenti. Tagliare, come è giusto, i rimborsi elettorali che Udeur, Pdci, Verdi e Rifondazione (ma anche gli altri partiti) continueranno ad incassare sino 2011, nonostante non siano più presenti in parlamento, porterebbe alla definitiva scomparsa delle formazioni minori. E quindi si dovrebbe forse calibrare meglio una norma tanto drastica. Stesso discorso vale per le comunità montane. Sono quasi tutte inutili, ma non tutte. Bisognerebbe saper scegliere caso per caso. Sui doppi stipendi dei parlamentari che fanno anche i ministri, invece, non può esserci discussione di sorta. Un Berlusconi che, oltretutto, è già molto ricco di suo, perché deve ricevere una busta paga da premier e una da onorevole, quando alla Camera non ci mette mai piede? Intendiamoci, non che abolire le doppie retribuzioni finisca per incidere realmente sulle casse dello Stato. La spesa, dal punto di vista del debito complessivo, è minima. Ma non farlo incide sulla testa dei cittadini. Insomma, con i dipendenti pubblici non si va per i sottile, si taglia con il machete e si finisce per punire anche chi ha sempre fatto il proprio dovere. Sui componenti della Casta, invece, non si interviene. Mai. E allora tra gli elettori si fa sempre più strada un dubbio, che giorno dopo giorno, si trasforma in certezza. L'oligarchia sta cambiando strategia. Punta a creare il nemico individuando una serie di gruppi sociali già poco popolari per conto loro (i dipendenti pubblici, i piloti, gli immigrati, eccetera, eccetera) sui quali scaricare le colpe di tutti i mali. E non lo fa perché l'alternativa alla riforma dello Stato è la bancarotta. L'obiettivo primario è un altro: mantenere i consensi, sviando l'attenzione dai privilegi e i comportamenti di chi siede nelle istituzioni e in parlamento. Sperando, inutilmente, che nessuno se ne accorga.

Di Peter Gomez dal sito voglioscendere

venerdì 21 novembre 2008

Finanziaria 2009: tagli agli italiani all'estero

Il 14 novembre 2008 Maria Antonietta Lorenzi, presidente del Comites di Lussemburgo, e Mario Tommasi, Consigliere CGIE, hanno indetto una Conferenza stampa per denunciare i tagli operati dalla Finanziaria 2009 a danno della comunità italiana nel mondo.

Nel 2009 questi tagli ridurranno del 50% i fondi destinati all'assistenza delle famiglie più duramente colpite dalle crisi che hanno travolto alcuni paesi dell'America Latina, decurteranno in pari misura i fondi destinati all'apprendimento dell'italiano e alla divulgazione della cultura italiana e ridurranno i finanziamenti agli organi rappresentativi degli italiani all'estero COM.IT.ES, CGIE, Conferenza dei Giovani, Museo dell'Emigrazione.
La manovra finanziaria nell'arco di tre anni riduce ad un terzo della cifra attuale l'importo complessivo dei fondi a favore degli Italiani nel mondo, rendendo impossibile qualsiasi vera attività e tagliando qualsiasi legame con i nostri connazionali.

A cio' si aggiunge la discriminazione operata confronti degli Italiani all'estero cui non si applica l'abolizione dell'ICI sulla prima casa concessa invece a tutti gli Italiani residenti in Italia.

E' stata denunciata la profonda mancanza di solidarietà da parte del governo Berlusconi nei confronti della nostra comunità all'estero che non solo nel corso degli anni ha sempre contribuito al benessere dell'Italia, con le rimesse dall'estero, con il fiorire di flussi commerciali attivati dalla miriade di imprese create dai nostri emigrati, col flusso turistico indotto e con gli investimenti fatti in Italia dai nostri connazionali.

Il governo attuale non pensa né alle generazioni passate di cui si ignorano i sacrifici né alle generazioni future cui si nega l'apprendimento dell'italiano, rendendo impossibile l'accesso ed eventualmente il rientro al paese d'origine.
Maria Antonietta Lorenzi ha ricordato che questa politica di indifferenza e trascuratezza verso i connazionali nel mondo, ha già colpito gli Italiani residenti nel Granducato di Lussemburgo, dove dal 2007 non vengono piu' erogati contributi per l'insegnamento della lingua italiana a Lussemburgo e nel luglio 2008 il Consolato italiano è stato chiuso e declassato a Cancelleria consolare.

Mario Tommasi, Consigliere CGIE, ha ricordato che a Roma dall'8 al 12 dicembre si terrà la prima Conferenza dei Giovani Italiani nel mondo che rischia anche di essere l'ultima, visti i tagli operati dalla Finanziaria.
Non si tratta solo di una politica di riduzione delle spese che sottraendo indiscriminatamente fondi a tutti i capitoli di spesa riduce i consumi e gli investimenti, senza contribuire al rilancio dell'economia.

E' in gioco la stessa sopravvivenza della rappresentanza degli Italiani all'estero: il rinvio sine die delle elezioni dei Comites fa temere tempi bui dopo il riavvicinamento all'Italia degli Italiani all'Estero ottenuto grazie all'introduzione del voto per corrispondenza e la partecipazione alle elezioni legislative nel 2006.

Il Comites di Lussemburgo sottoscrive la petizione contro i tagli della Finanziaria 2009 e chiede e difende una presa di posizione forte e continua da parte degli organi di rappresentanza degli Italiani all'estero, COM.IT.ES e CGIE, della società civile e delle forze politiche per continuare a lottare contro le misure del governo Berlusconi che de facto annientano la politica italiana nei confronti degli Italiani nel mondo.(18/11/2008-ITL/ITNET)

Da un articolo di www.italiannetwork.it

I Dalemiani nel PD


Da "Il furbetto del pizzino" di Gianni Barbacetto, da societacivile.it

È l'uomo più vicino a Massimo D'Alema. È stato uno dei protagonisti della stagione dei furbetti del quartierino, in strettissimo contatto con Massimo D'Alema e Giovanni Consorte durante la scalata di Unipol a Bnl. Ha commesso reati, in quell'estate del 2005, come ipotizzano i magistrati di Milano? Non lo sapremo mai, perché il Parlamento non ha concesso ai giudici la possibilità di utilizzare le sue telefonate dell'epoca a Consorte e agli altri furbetti. Nel novembre 2008 ha mostrato in tv il suo vero volto: a Omnibus, su La 7, ha passato un "pizzino" al parlamentare del Pdl Italo Bocchino, per suggerirgli un argomento contro Massimo Donadi dell'Italia dei valori, che accusava il centrodestra di aver impedito l'elezione di Leoluca Orlando alla Commissione di vigilanza Rai, sostituito con Riccardo Villari. Su un pezzo di carta strappato dal giornale Latorre scrive a Bocchino: «Io non lo posso dire. E la Corte Costituzionale? E Pecorella?».

Il ritratto di Nicola Latorre, tratto da "Compagni che sbagliano" (Il Saggiatore 2007) lo potete leggere nell'articolo originale, qui uno stralcio:

"Nicola Latorre è uno dei parlamentari più intervistati da giornali e tv. Per il suo ruolo ufficiale in Senato (è stato vicepresidente del gruppo Ds). Ma anche e soprattutto per il suo ruolo informale: è considerato «molto vicino» a Massimo D'Alema; è supposto essere il suo portavoce, o almeno il «segnalatore di clima» del gruppo dalemiano. Insieme a Giuseppe Caldarola e Antonio Polito fa farte di un trio sempre pronto a portare il soccorso rosso (o rosa) a Berlusconi."

Guarda il video:



Ed ecco la rivelazione del pizzino su Repubblica TV:

http://tv.repubblica.it/copertina/ecco-il-pizzino-latorre-bocchino/26481?video

giovedì 20 novembre 2008

Classi fuori dalle classi

Il 20 Novembre è la giornata mondiale dei diritti dell’infanzia, che celebra la data in cui la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia venne approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Era il 20 novembre 1989; la data coincide con un duplice anniversario: la dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1789) e la Dichiarazione dei Diritti del Bambino (1959).


Il premier Silvio Berlusconi loda il provvedimento delle 'classi ponte' per i bambini stranieri che non parlano l'italiano.

Nel corso della giornata per l'infanzia, il primo ministro Silvio Berlusconi loda il provvedimento delle "classi ponte" per i bambini stranieri che non parlano l'italiano. "Non credo che ci sia nessuna discriminazione, ma che sia una cosa logica e doverosa a vantaggio dei bambini e delle maestre. Sono fatte per dedicare più tempo all'insegnamento dell'italiano" ha dichiarato il premier partecipando ad un convegno. "L'insufficiente conoscenza della lingua italiana fa si che l'insufficienza dei bambini stranieri sia tripla rispetto a quella italiana" ha poi proseguito Berlusconi, senza però citare la fonte dei suoi dati. Il commento del capo del governo ha ovviamente suscitato un ampio dibattito politico a seconda degli schieramenti. Da segnalare però l'opinione dell'assessore alle politiche sociali di Milano, Mariolina Moioli, di centro destra, che pur dicendosi d'accordo con il provvedimento, lo ha giudicato irrealizzabile.Una forte critica arriva invece da Famiglia Cristiana, che bolla le classi ponte come "classi ghetto". "Sappiamo per esperienza - scrivono i giornalisti del priodico cattolico - che l'italiano, come tutte le lingue, si impara prima se mettiamo i ragazzi stranieri a contatto con gli italiani il prima possibile: separando, l'apprendimento linguistico rallenta. Per i bambini è questione di pochi mesi". Per questo il giornale propone "l'unione al posto della separazione".

Legge antiblog: Levi fa un passo indietro

Da comunicato stampa del PD:

INTERNET, LEVI: NESSUNA LIMITAZIONE A LIBERTA’ RETE

Dichiarazione di Ricky Levi (Pd), portavoce Governo ombra

La rete come spazio di libertà e opportunità di sviluppo, come ineguagliabile strumento, sotto qualsiasi latitudine e regime, per il libero scambio di informazioni ed opinioni e come potente mezzo per la crescita economica, di singole imprese e dell’intera società.

Queste sono le convinzioni con le quali ci siamo avvicinati al mondo di internet quando, col passato governo e nella passata legislatura, ci siamo messi al lavoro per avviare l’editoria italiana ad una riforma non più rinviabile nel tempo e tale da consentirle di rispondere in modo efficace alle sfide del nostro tempo.

Sul progetto allora elaborato e che sto ora riproponendo al Parlamento, si stanno manifestando tra gli utenti di internet diffuse preoccupazioni. Si teme, in particolare, che vengano introdotte regole che limitino la semplicità dell’accesso alla rete e la libertà d’espressione che essa naturalmente permette.

Si tratta di paure totalmente infondate.

Ciononostante, penso che si possa serenamente convenire sull’utilità di un pausa di riflessione.

Dal mondo (e penso ai passi avanti che sono stati fatti per il riconoscimento dei diritti d’autore sui brani musicali e sui libri scaricati da internet, ai tanti esempi di operatori che hanno cancellato dai loro siti notizie risultate errate o offensive, alle relazioni tra le maggiori imprese della rete e le autorità antitrust per contemperare i valori della libera iniziativa e dell’apertura dei mercati) ci arrivano, sempre più numerosi, i segnali di una rete che, senza perdere in libertà, trova le forme di una matura e condivisa responsabilità.

Sono fiducioso che, a partire da questi segnali, sia possibile trovare un’intesa che consenta a tutti di trarre il meglio dalle opportunità offerte da internet.

Per la vastissima consultazione e il grande lavoro di analisi e riflessione su cui è stato costruito, considero il progetto di legge che ho depositato alla Camera una base preziosa per un confronto nel Parlamento e con gli operatori che porti finalmente a varare una organica riforma dell’editoria.

Per queste ragioni, prima che il progetto di legge venga offerto alla discussione parlamentare in un testo definitivo, cancellerò dal testo il breve capitolo su internet. Discuteremo insieme se e come riempire quel vuoto.

mercoledì 19 novembre 2008

Forme di censura "democratica"

Dal post di Luttazzi: L'intervista che Repubblica non ha pubblicato

Parte Decameron a teatro, i quotidiani mi telefonano per le interviste di rito. Con Repubblica ne concordo una in anteprima ( doveva uscire lunedì scorso ). Memore del trattamento ricevuto dal gruppo Repubblica/Espresso sia quando La7 mi chiuse il programma, che in precedenti occasioni ( calci negli stinchi firmati da Michele Serra, Edmondo Berselli, Gianni Mura, Adriano Sofri, Sebastiano Messina, Curzio Maltese e Antonello Caporale ); e dato che il loro metodo consiste nel farti parlare per un'ora, poi loro riassumono quello che gli pare ( omisero la mia risposta critica alla loro domanda sul PD, quando gli stavano tirando la volata ); chiedo di poter rivedere il mio virgolettato prima della stampa. Ok. Martedì il giornalista mi fa sapere che al giornale non sono contenti perchè la mia intervista sembra un mio manifesto. ( Se fai le domande a me, cosa devo rispondere, quello che vuoi tu? ) E mi chiede di rispondere ad altre domande. Prego?

Questa è l'intervista che non hanno voluto pubblicare:

decameron
ll monologo s’intitola così perché è il proseguimento ideale del programma omonimo, censurato da La7 un anno fa dopo appena 5 puntate, nonostante gli ascolti formidabili. Sono due ore di satira incandescente contro la politica reazionaria del governo Berlusconi, contro l’oscurantismo del Vaticano e contro l’opposizione molle del PD.

tema/i
Con Decameron alludo alla peste attuale: il pensiero unico reazionario e guerrafondaio, che vuole governare il mondo col precariato di massa e le speculazioni finanziarie. Ne parlavo in tv un anno fa. Il disastro oggi è evidente.

rapporto con la tv
La censura è odiosa e mi fa incazzare parecchio: al pensiero unico non piace la satira, e allora la fanno fuori. Decidono loro per tutti noi. Non è giusto, e infatti la Costituzione tutela la satira. La satira è arte, intrattenimento e critica. Con la censura alla satira imbavagliano le opinioni non omologate. In questo modo, la tv diventa l’anestetico perfetto.

episodio interruzione Decameron su La7
La decisione mi ha colto di sorpresa. Prima si vantano di darmi carta bianca, e poi di colpo chiudono il programma con un sms a mezzanotte di un venerdì, dopo che avevo registrato il monologo sull’enciclica papale. La scusa ufficiale è stata che nella puntata precedente avevo insultato Ferrara. Insulto? Era una battuta satirica: lo stesso Ferrara lo ha ammesso. Il giorno dopo chiedo a Dall’Orto di ripensarci: niente, irremovibile. Miliardi di produzione tv gettati nel cesso per una battuta? Vorrei una spiegazione più sensata. Per Dario Fo, il motivo vero era il monologo sul papa.

eventuale diverso realismo, oggi
Non ho nulla di cui scusarmi. Deve vergognarsi chi censura. Io propongo ciò che fa ridere me, questo è l’unico criterio. Non faccio satira per andare in televisione: vado in tv per fare satira. Per essere riammesso in tv dovrei fare altro? E’ un ricatto inaccettabile.

di cosa si parlerà nello spettacolo Decameron odierno
Svelo il segreto che permette a Berlusconi di godere di un consenso personale massimo, con un governo così pessimo. E’ un paradosso solo apparente, c’è un trucco narrativo all’origine di questo successo, che Berlusconi conosce e applica continuamente. Con una miriade di esempi tratti dalle vicende politiche mostro come funziona questo trucco e perchè Veltroni, invece, non morde. Analizzo poi in dettaglio l’operato di tutti i ministri e di tutti i lacchè berlusconiani che operano nei media.

altri contenuti dello spettacolo
Nel capitolo sulla religione aggiorno con gli ultimi fatti il monologo censurato da La7 sulla “Spe Salvi” di papa Ratzinger. E’ satira sulla religione vista sia come collante ideologico del pensiero reazionario sia come favola per i gonzi. Né tralascio lo scandalo dei privilegi assurdi di cui gode il Vaticano: esenzione ICI e 8 per mille. C'è da divertirsi.

congeniali riferimenti ai temi del sesso e della morte
Sesso e morte si intrecciano a politica e religione in modo complesso: si va dal controllo del comportamento alla giustificazione di colpe orrende come la guerra criminale in Iraq e in Afganistan, in cui siamo impegnati contro l’art.11 della Costituzione. Abu Grahib è politica, sesso, religione e morte insieme.

comicità sadica, disumana
La satira non è roba per signorine. Per sua natura, procura il secondo sorriso: quello che appare quando una gola viene tagliata. Origina dalla rabbia: ride addossando responsabilità, fa nomi e cognomi. Io ho un gusto tutto mio per il grottesco, che riesce a esprimere meglio l’ambiguità del potere e la sua natura mortifera. Ma con Decameron il pubblico attraversa tutto lo spettro comico possibile, dalla satira all’umorismo surreale. Una battuta come “Dentro siamo tutti rosa” è un puro tuffo nell’inconscio. Qualcosa di inspiegabile, che tale deve restare: è il mistero dell’arte.

la musica
Con la satira esprimo la mia rabbia. Con la musica, le emozioni di altro segno: l’amore, la commozione. C’è una intimità che esprime la dolcezza d’uno sguardo sul mondo. La satira come tecnica è chiaramente agli antipodi, è impietosa. Sto ben attento a non confondere i territori dell’immaginario. Certe cose puoi dirle solo con la musica. Se le dici in un altro modo, stoni.

i giovani di adesso, di questi giorni
Le proteste degli studenti contro la Gelmini sono sacrosante. Dieci anni fa, attraverso un mio personaggio, il professor Fontecedro, mi scagliavo contro la degenerazione colpevole in cui era lasciata morire la scuola italiana, e invitavo gli studenti a ribellarsi. La scuola autoritaria prepara a una società autoritaria. E’ il pensiero unico reazionario che collega tutti gli atti di questo governo: dalla scuola alla repressione delle manifestazioni popolari a Chiaiano, a Vicenza o in Val di Susa, agli attacchi continui alle libertà di espressione, di pensiero e di riunione garantite dalla Costituzione. Siamo a una pagina drammatica di involuzione della nostra democrazia. Berlusconi dice adesso che farà di tutto perché la tv, pubblica e privata, sia meno ansiogena. Semplicemente perché quando la tv racconta la realtà, il suo governo cala nei sondaggi. Si vede che la realtà è comunista

la sua esperienza americana
Basta andare all’estero, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in qualunque paese civile, per vedere come gli artisti siano liberi di proporre le proprie cose, le proprie idee, la propria visione del mondo. La politica si guarda bene dal farli fuori per motivi ideologici. Il maccartismo negli USA è finito nel 1950. Da noi, l’ukase bulgaro su di me è ancora attivo: riguardava la Rai e, da allora, la Rai non mi ha più proposto un programma tv. Tutto sotto controllo.

un argomento solo, o una sola persona, da salvare nella maggioranza
Non salvo nulla e nessuno. Nè Tremonti per la sua finanziaria, nè Scaiola per il nucleare, né la Prestigiacomo per l’ambiente né la Gelmini per la scuola, nè Brunetta per i dipendenti pubblici e i precari, nè Alfano per il suo lodo salvapremier, né Confindustria per gli operai: è un blocco unico. Dovrei stimare qualcuno di questi? Non sono Enrico Letta.

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post scriptum
spiegazione del giornalista di Repubblica ( 10 nov ): lunedì scorso il pezzo era già in pagina, ma è stato sostituito all'ultimo momento ( why? ). Due giorni dopo esce la mia intervista sull'Unità, a quel punto il giornalista voleva farmi altre domande. E così la mia intervista ( peraltro già corposa ) non è uscita. Uh, ma che peccato.

La mail che conteneva le sue domande aggiunte cominciava così:

daniele, mi chiedono qualche tua argomentazione altra, trovando loro che il pezzo, così com'è, è troppo inerte, è solo una specie di tuo manifesto.

Da un giornale che pubblica di solito lenzuolate di interviste promozionali ai vari Albanese, Dandini, Fazio, Cortellesi, Crozza, Bisio, Littizzetto, Aldo Giovanni & Giacomo eccetera eccetera, tanta attenzione nei miei riguardi è davvero commovente.

By Daniele Luttazzi at 11 Nov 2008 - 10:58

Serial Thyssen


Vignetta by Molly Bezz

Intervento apertura Sapienza in onda

Intervento degli studenti della Sapienza in Mobilitazione letto all'inizio del concerto

da http://www.uniriot.org/


Un grande benvenuto a tutte e a tutti a Sapienza in Onda.

Abbiamo attraversato settimane straordinarie, settimane in cui le mobilitazioni contro la legge 133 e la riforma Gelmini della scuola sono via via cresciute, si sono moltiplicate, sono diventate contagiose e inarrestabili. Componendosi giorno dopo giorno, piccole gocce di dissenso e di conflitto hanno dato vita a
un'onda meravigliosa, potentissima, che ha scosso le radici più profonde di questo paese. Un'onda meravigliosa e seducente che molti hanno tentato senza successo di cavalcare, di imbrigliare, di rappresentare. Questo movimento, invece ha espresso tutta la sua irrapresentabilità –lo abbiamo detto spesso – nelle piazze e nelle assemblee, perché irrappresentabili sono i nostri
desideri, la nostra voglia di decidere, di costruire, a partire da noi, il nostro presente e di immaginare un altro futuro. Viviamo in un paese che ci definisce bamboccioni, mammoni, dove ogni possibilità di un progetto di vita ci è preclusa , dove tutto è bloccato, dall'accesso alla cultura e al sapere,
dall'accesso al reddito al diritto alla mobilità, un paese che ci vorrebbe uniformare, renderci docili e obbedienti. Un paese a democrazia bloccata, dove decisioni importanti, come quelle che riguardano il futuro dell’università vengono approvate a colpi di fiducia in pochi minuti da un Parlamento che non
discute; dove chi esprime il suo dissenso viene troppo spesso etichettato come facinoroso, teppista, violento. Ma noi siamo l'onda che è diventata marea ingovernabile, che travolge qualunque ostacolo gli si pari di fronte, che non ha paura e che, con la forza della propria gioia, sta lentamente trasformando
tutto ciò che incontra., riversandosi nelle strade delle metropoli. Venerdì scorso ci siamo ritrovati in trecentomila qui a Roma, in una grande manifestazione nazionale, che grazie alla propria potenza è riuscita per l'ennesima volta a oltrepassare i limiti che gli erano stati imposti, arrivando
ad assediare Montecitorio, bloccando l'intera città per più di nove ore. Una manifestazione selvaggia, composta da studenti, precari, ricercatori, che nelle differenze sono riusciti a produrre un evento memorabile. Proprio la nostra capacità di cooperazione a partire dalle differenze è stata in queste settimane
la grande forza di questo movimento, che ritrovatosi in due giorni di assemblea qui alla Sapienza ha saputo comporre un quadro di analisi e rilanciare il progetto dell'autoriforma. Un’autoriforma che per noi non rappresenta un punto di arrivo o una piattaforma immutabile, ma solo l’inizio di un processo di
trasformazione reale dell'università, che riesce continuamente a rinnovarsi, ad implementarsi, a cambiare forma, con la dinamicità che è tipica delle onde. L'autoriforma è allora il processo costituente di un'altra università, costruita dal basso, a partire dall’eccezionale esperienza di democrazia
diretta che stiamo sperimentando in questo movimento. Un processo aperto, si è detto, che è in grado di ridefinire l'organizzazione della didattica, che è capace di rivendicare nuove forme di welfare e di mettere in crisi i processi di sfruttamento e di governance dentro l'università. Ringraziamo tutti quelli
che hanno deciso di essere qui con noi stasera, tutti quelli che hanno deciso di attraversare questo momento, tutti gli artisti che stasera staranno con noi, dalla nostra parte. Ringraziamo tutti quelli che stanno dando vita a questa festa… che come tutte le feste è un momento giocoso, di divertimento, di gioia
contagiosa, che riesce, allo stesso tempo, ad esprimere dei motivi molto più seri, molto più profondi e radicali. Infatti, quello a cui stiamo dando vita stasera non è solo un grande evento artistico-musicale, ma anche un'occasione per stare assieme, riflettere su ciò che stiamo vivendo, in quel modo particolare
che ci ha permesso fino ad adesso di costruire questo movimento.
In questi giorni, infatti, questa protesta si è data e si è potuta esprimere solo attraverso a quel particolare modo di stare insieme, che abbiamo inventato, giorno dopo giorno. E allora forse possiamo dire che la qualità di questo movimento sono anche le forme di affezione che stiamo esprimendo:
la gioia, la vitalità, una nuova forma di intessere delle
relazioni, dei rapporti…lontano dalla paura che governa il discorso della politica ufficiale, lontane dall’angoscia per l’imprevisto. Noi siamo pronti a tutto!!
Lo siamo perché tutti i giorni produciamo novità, con
il coraggio tipico, con la forza caratteristica di chi è disposto a mettersi in discussione, di mettersi in gioco, di assumersi un rischio…E lo fa con una
capacità in più… quella di stare, sempre, tutti insieme… con il desiderio inestinguibile di voler produrre il comune!

L'esercito del Surf


Il libro

La marea sale. L’onda cresce. Imbracciamo le tavole. Siamo l’esercito del surf.

Siamo quelli che credevate assopiti. Quelli disposti a tutto per un posto nel mondo.
Che credevate timorosi, impauriti, docili a ogni riforma. Bamboccioni, fuori corso, perditempo, inetti. E invece eccoci qui, a fare surf nelle piazze, nelle scuole, nelle stazioni, nelle università. A fare surf sulle riforme, sul ministro, sulla crisi, sui ricatti, sul nostro presente e il vostro futuro.
Facciamo surf sull’anti-politica, perché l’unica politica possibile è il nostro surf.
Facciamo surf sui percorsi formativi, sugli avviamenti professionali, sui muretti delle discipline, sugli steccati delle conoscenze. Sulla miseria di oggi, sulla precarietà di domani.
Abbiamo imbracciato le tavole e abitiamo le pieghe dell’onda.

Internazionale surfista
L'Internazionale surfista vive e lavora tra le pieghe dell'onda.

un assaggio...
Antefatto
Compassione, odio e amore: l’età sociale dell’esercito del surf

Lo studente è oggi in Italia, dopo rom e rumeni, la categoria sociale più generalmente disprezzata. Sia che faccia quello che dovrebbe fare, andare a scuola o all’università, sia che faccia altro, lavorare o andare a divertirsi, la categoria sociale dello studente (meglio conosciuta come «i giovani») è da alcuni semplicemente compatita e dai più apertamente temuta.

Quelli che compatiscono lo studente sono in genere coloro che li frequentano. Che ne hanno una qualche vicinanza o che, per un verso o per l’altro, ci hanno a che fare. Genitori e fratelli, qualche nonno e famigliari in genere. I genitori nutrono per lo studente, sia esso liceale o universitario, una vera e propria compassione, per le più svariate ragioni. Lo compatiscono innanzitutto perché, avendocelo in casa ed essendo spesso frutto del loro sangue, non possono permettersi di odiarlo. Nel tentativo di contenere un sentimento che così tanto contrasta con la naturalità dell’amore genitoriale, gli tocca ripiegare sul compatimento. Del resto solo così si spiega perché non dilaghi un’epidemia di omicidi di figli in età scolare. Allora lo studente, anziché essere odiato dai genitori come una condanna all’ergastolo, viene compatito e biasimato per la condizione che gli tocca di vivere e che di rimando fa vivere a madri e padri. La cosa peggiora con l’avvicinarsi del periodo universitario.

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